giovedì 21 marzo 2013

Fotografia - Il controluce nei ritratti.

Quante volte si sente dire che non bisogna mai scattare ritratti in controluce? Niente di più sbagliato: se il soggetto ha il viso rivolto in pieno sole difficilmente potrà avere un'espressione rilassata, inoltre se la luce arriva alle sue spalle i capelli, soprattutto se chiari, potranno beneficiare di una piacevole illuminazione in trasparenza. Il problema, però, è compensare le alte luci con le ombre. Bisogna quindi ricorrere a strumenti che ci permettano di gestire la luce solare a nostro piacere, oppure di creare nuove sorgenti luminose. In passato ho usato molte volte i flash in modalità off-camera, ma in pieno giorno i limiti sono molti: la loro potenza spesso non è sufficiente a compensare quella solare, inoltre un ridotto tempo di sincro (compreso tra 1/180 e 1/320) non permette di scattare con il diaframma a tutta apertura. Sono quindi passato all'uso del pannello riflettente, economico e facile da usare. Per questa foto il setup prevedeva la solita Canon 550d con il 50mm 1.8 (l'ho preferito al 70-200 f4 L perchè da un   bokeh più piacevole e stacca meno lo sfondo), la modella in controluce e un pannello bianco da 110cm tenuto da un assistente alla mia sinistra all'altezza del torace, in modo che la luce riflessa rischiarasse dal basso verso l'alto il viso in ombra. Inoltre il pannello è stato utile anche per avere il riflesso bianco all'interno degli occhi: sembra un dettaglio da poco, ma dev'essere sempre presente, altrimenti la nostra modella avrà degli occhi "spenti".
Quando si scatta con una modella che non si conosceva prima, scordatevi di ottenere subito ciò che volevate: in genere, la prima mezz'ora serve solo per guadagnare un po' di confidenza e conoscersi meglio, capire quali sono pregi e difetti e trovare quindi il modo di evidenziare i primi e nascondere i secondi, ad esempio se il sorriso appare troppo artificioso chiedendole di fare altre espressioni. 
La composizione dell'immagine dev'essere fatta, generalmente, seguendo la regola dei terzi ed evitando quindi un soggetto troppo centrale, che risulterebbe eccessivamente statico. 
La foto ottenuta era caratterizzata dal poco contrasto, purtroppo il 50mm 1.8 non è proprio un'ottica di altissima qualità e inoltre il controluce spesso "ammazza" i colori. No problem, scattando in raw si riesce a recuperare molto. 

In postproduzione , eseguita con Lightroom, ho poi deciso per una conversione in b/n, che dev'essere eseguita manualmente, regolando quindi la luminosità di ogni canale, e non impostando a 0 la saturazione dei colori. Ciò permette di avere un maggiore controllo sulla resa delle varie tonalità di grigio. Agendo sulle curve ho poi migliorato il contrasto, dando maggior rilievo ai toni medi e chiari. Ho poi recuperato parzialmente le alte luci, per non avere i capelli troppo "bruciati". Ho quindi convertito il file raw in tiff e l'ho aperto su Photoshop CS6, per alcuni lavori "di precisione": ho migliorato la luminosità e il contrasto a livello locale sul viso e successivamente solo sugli occhi. Quest'ultimo passaggio dev'essere eseguito con molta moderazione, ci vuole poco ad eccedere e avere una modella con degli occhi da alieno! 
Ultimo passaggio, l'aggiunta di una lieve vignettatura e un po' di grana, per ricreare al computer i "difetti" spesso presenti nelle fotografie analogiche e creare un'atmosfera un po' vintage ;)

Ecco il risultato: 

Benedetta #1  | Explored 17.03.2013


Se vi è piaciuto, potrete trovare altri scatti della stessa serie cliccando qui . 



giovedì 14 marzo 2013

Montagnard SciAlp - Cronoscalata Notturna

Venerdì 8 marzo, Melezet. 
Qualche giorno prima mi arriva una chiamata da Fede Acquarone, chiedendomi se avessi potuto dargli una mano con l'organizzazione di una cronoscalata in notturna. Perchè no? Nel pomeriggio di venerdì salgo a Bardo e mi fiondo alla partenza degli impianti di Melezet, dove è già presente lo staff Montagnard al completo. Nel giro di un paio d'ore si finiscono le iscrizioni e si allestisce la partenza, mentre qualcuno va a tracciare il percorso. E' la prima volta che vengo in contatto con lo scialpinismo agonistico. Minchia, questi sono pazzi. Tutine, scarponi che pesano mezzo chilo, scietti con attacchini inesistenti e pelli sciolinate caldo. Saluto qualche faccia conosciuta, Alberto che ha solo 17 anni ma va davvero forte, e Andrea, che si sta allenando per il Mezzalama. Appena cala il buio, Fede si appresta a dare il via. 















































Il percorso prevede la salita lungo le piste di Melezet e Les Arnauds, passaggio davanti al Chesal dove si farà poi cena tutti insieme e arrivo allo skilift Seba.























Vince Alberto, 17 anni, che si è divorato poco di 600m di dislivello in meno di mezz'ora, davanti a un grande Carlo Alberto "Cala" Cimenti. E io che se mi sento bene ne faccio 700 in un'ora...


martedì 5 marzo 2013

La lezione.

Jafferau, sabato mattina. Nei giorni precedenti ha nevicato circa 40cm e con due amici snowboarder decidiamo di fare un po' di freeride con gli impianti, vicino alle piste: oggi fa caldo e non è il momento giusto per andare a fare giri con le pelli, il bollettino valanghe parla chiaro. Dopo un paio di run, decidiamo di salire alla Testa del Ban e di lì scendere su un pendio ancora immacolato; nulla di estremo, ci si arriva in una ventina di minuti. 
Siamo quasi in cima. Procediamo, per sicurezza, uno alla volta. Davanti c'è Filippo. Ad un certo punto, vedo una crepa aprirsi nella neve sotto di lui, a pochi metri da me e Dario. Il tempo sembra rallentare, io inizio  a urlare agli altri di stare attenti; nel giro di un secondo migliaia di chili di neve umida e compatta si staccano e iniziano a scivolare verso il basso, sfiorandoci nel più totale silenzio. Uno pensa a una valanga e si immagina un fracasso infernale, invece no, è silenziosa e bastarda. Continua la sua discesa verso valle infilandosi nel canale che dà sulla Val Fredda e poco dopo scompare oltre le rocce, inabissandosi in una nuvola di neve che sale dal basso. Sono passati solo pochi secondi e noi ci guardiamo, con espressioni che comunicano un misto di incredulità, spavento e sollievo,  e l'adrenalina a mille. 
In meno di un minuto ho imparato tanto. Che bisogna sempre, sempre STARE ATTENTI, per farsi male non serve andare su un canale a 50°, ci vuole molto meno. Che l'ARVA BISOGNA AVERLO SEMPRE, assieme a pala e sonda, anche se si ha in programma una tranquilla giornata di freeride vicino agli impianti. E' un aggeggio che costa la metà di un paio di sci, pesa poco più di un telefonino ed è tra le poche cose che ci possono davvero salvare la vita, la vostra giacca con inserto Recco potete prenderla e buttarla nella spazzatura.  Che non si deve DARE NULLA PER SCONTATO: la "nostra" valanga era del tipo originato da un accumulo di neve, ma....il versante su cui ha staccato era sopravvento, solo che si è formato in una specie di "catino" in cui il vento formava un vortice. 
Probabilmente questo è stato l'episodio in cui mi sono, detto con un francesismo, cagato di più: essere sfiorato da tonnellate e più di neve gessosa mi ha fatto capire che, per carità, è bello sciare belle linee etc, ma ci sono dei limiti, oltre i quali non ci si deve esporre. Bisogna essere umili, e anche un po' cagasotto, per la montagna.