Guglia del Mezzodì - Canale Spaccacorna (o delle Guide)
Partenza: Pian del Colle, 1400m (Bardonecchia)
Quota max: 2621 m
Difficoltà: 4.2/E2
Lo Spaccacorna. Un imbuto che si restringe fino a diventare una ferita aperta nelle pareti di calcare rosso del versante nord-est della Guglia del Mezzodì. Una colata di neve larga, nel punto centrale, non più di tre metri e con pendenze fino a 45°. Mentre ci incamminiamo, tiro fuori la Gopro per fare qualche video. E mi rendo conto di aver lasciato la memory card a casa. Pazienza, mi arrangerò facendo qualche foto con il cellulare. Dopo un paio d'ore di salita con le pelli arriviamo all'imbocco del canale. Il tempo di mangiare qualcosa, vestirsi, fissare gli sci agli zaini, indossare casco e ramponi e si comincia a risalire il canale. La neve ha un primo strato soffice, nel quale si sprofonda ad ogni passo. Ogni poche decine di metri ci si dà il cambio, senza chiederlo - lo si capisce da soli quand'è il proprio momento di passare davanti, a faticare per l'altro. Silenzio totale, i soli rumori sono il respiro affannato e la neve che da sotto i nostri scarponi scivola giù con un fruscìo. Arriviamo nel punto più stretto, che, come vuole la legge di Murphy, è ovviamente anche il più ripido.
Mi viene in mente solo una parola. "Minchia". E ricomincio a salire. Guardo verso l'alto e sbuffo.Alcune persone sentono come la necessità di mettersi alla prova, di spostare ogni volta un po' più in là i propri limiti - del genere, "ho fatto questo e quello, ora cosa riuscirò a fare?" - e penso, purtroppo, di essere una di quelle persone, appartenente alla categoria di chi vuole sempre fare di più, degli inquieti, di chi non può, non deve fermarsi, mai.
Nei punti più ripidi bisogna usare anche le braccia per tirarsi su, la temperatura è abbondantemente sotto lo zero. Nonostante stia sudando riesco comunque ad avere le dita di piedi e mani congelate, probabilmente raspare nella neve non è la cosa più piacevole da fare al momento. Mi fermo un attimo per cercare di scaldare un po' le mani, ne approfitto per guardare in alto; manca poco, si inizia a vedere la cresta che grava sopra di noi. E ricomincio a salire. All'uscita del canale la neve, lavorata dal vento, è più compatta e si avanza senza sprofondare ad ogni passo. Dai, ancora un piccolo sforzo e ci siamo.
Nei punti più ripidi bisogna usare anche le braccia per tirarsi su, la temperatura è abbondantemente sotto lo zero. Nonostante stia sudando riesco comunque ad avere le dita di piedi e mani congelate, probabilmente raspare nella neve non è la cosa più piacevole da fare al momento. Mi fermo un attimo per cercare di scaldare un po' le mani, ne approfitto per guardare in alto; manca poco, si inizia a vedere la cresta che grava sopra di noi. E ricomincio a salire. All'uscita del canale la neve, lavorata dal vento, è più compatta e si avanza senza sprofondare ad ogni passo. Dai, ancora un piccolo sforzo e ci siamo.
Dopo tre ore e mezza dalla partenza, 1200 metri più sotto, arriviamo in cima. E' fatta.
Anzi, no. Bisogna ancora scenderlo, lo Spaccacorna, possibilmente sciando. La sosta in cima è piacevole, finalmente dopo parecchie ore siamo scaldati dalla luce del Sole. Abbiamo una vista a 360°, si vede tutto: la conca di Bardonecchia e la Valle Stretta, più lontano il massiccio degli Ecrins e la valle di Briançon.
E' il momento di cominciare la discesa. Fa un certo effetto scendere in un imbuto che finisce in un canale largo poco più di un automobile. Adrenalina e batticuore. La neve è morbida, tiene bene e invoglia a puntare gli sci verso il basso. Una, due, tre, alla quarta curva le punte si toccano e rischio di ribaltarmi. Ecco, la differenza tra sci ripido e freeride è che nel primo non si può cadere. Nelle discese che definiamo "freeride" si può anche osare, magari prendere velocità e tentare qualche salto, male che vada abbiamo un morbido cuscino polveroso a parare la caduta. Nello sci ripido no. Sostanzialmente, nello sci ripido si sale da un punto A ad un punto B lungo un pendio che dev'essere il più ripido e stretto possibile. Da qui si calzano gli sci e si cerca di utilizzarli per tornare scendendo al punto A, possibilmente integri. Perchè se cadi ci pensano le rocce, a fermarti.
E' il momento di cominciare la discesa. Fa un certo effetto scendere in un imbuto che finisce in un canale largo poco più di un automobile. Adrenalina e batticuore. La neve è morbida, tiene bene e invoglia a puntare gli sci verso il basso. Una, due, tre, alla quarta curva le punte si toccano e rischio di ribaltarmi. Ecco, la differenza tra sci ripido e freeride è che nel primo non si può cadere. Nelle discese che definiamo "freeride" si può anche osare, magari prendere velocità e tentare qualche salto, male che vada abbiamo un morbido cuscino polveroso a parare la caduta. Nello sci ripido no. Sostanzialmente, nello sci ripido si sale da un punto A ad un punto B lungo un pendio che dev'essere il più ripido e stretto possibile. Da qui si calzano gli sci e si cerca di utilizzarli per tornare scendendo al punto A, possibilmente integri. Perchè se cadi ci pensano le rocce, a fermarti.
La discesa del canale dura circa una ventina di minuti, trascorsi con uno strano cocktail di adrenalina, divertimento, e un po' di tensione, quella che ti fa rimanere concentrato e ti pone dei limiti. Quando il canale si apre gettandosi in un largo pendio boscoso si può finalmente tirare un sospiro e, perchè no, esultare e darsi il cinque. E' fatta.
Ci sono quelle discese che incantano, quelle che si potrebbero definire esteticamente perfette, come se una mano titanica le avesse scolpite nella roccia apposte per essere sciate. Discese che seguono linee logiche verso il basso, attraverso muri di granito millenari. Discese che ti fanno pensare "Cazzo, quella vorrei proprio farla".
Penso che lo Spaccacorna sia una di quelle discese.



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