Partenza: Borgo Vecchio, Bardonecchia - 1330 m
Vetta: 2650
Esposizione prev.: Nord - Est
Difficoltà: 5.1 E2, pendenza max 50°
Riguardando delle vecchie foto scattate dallo Jafferau, tra cui questa, avevo notato una linea sciabile che partiva poco sotto la cima delle Quattro Sorelle. Chiedendo in giro a chi l'aveva già fatta me ne avevano parlato bene, un bel canale, ripido (50° per almeno 150m) ma con una buona esposizione, non troppo rischiosa. Dopo qualche giro di telefonate mi accordo con il "socio" Filippo, snowboarder, per provarla sabato 13 Aprile. La prima parte della salita ricalca l'itinerario che porta al Poggio Tre Croci (disponibile qui) fino a circa 2000m, di lì si taglia decisi verso destra e si arriva sotto la conoide che termina nel canale vero e proprio. Saliamo, tranquilli ma non troppo, un po' preoccupati per la neve che sta cominciando a scaldarsi un bel po'.
Per fortuna a "salvarci" arrivano le nuvole, che per un po' coprono il sole dandoci un po' di tempo "bonus" per arrivare in cima. Ancora pochi metri e ci siamo: si sbuca dalla selletta finale forzando la cresta e sotto di noi, sul versante opposto, il panorama spazia dal Briançonnais alla Valle Stretta, con la Parete dei Militi proprio di fronte a noi. Il tempo di mangiare qualcosa e ci si prepara per la discesa, sapendo che il caldo non aspetta. I metri iniziali sono decisamente "stretti" ed è la prima volta che scendiamo una linea così sostenuta, dopo il 4.3 del Canale destro alle Rocce della Sueur.
Dopo un po' il canale si allarga,la tensione si alleggerisce e si può curvare dando spazio al divertimento. Una dei punti forti di questo canale è la vista che si ha su Bardonecchia, davvero spettacolare. Si procede alternati, il piacere di tracciare la discesa deve sempre essere condiviso!
Arriviamo all'uscita del canale e ci divoriamo la conoide, seppure con neve pesante, a curvoni larghi. Le gambe, tra salita e discesa, sono decisamente legnose, ma ne è valsa la pena, come sempre. E, a ripensarci, di snowboarder le Quattro Sorelle non devono averne visti molti...bravo Filippo!
L'ultimo pezzo di discesa è su stradina, con gli ultimi tornanti da fare a piedi perchè ormai la primavera è arrivata. Si ripensa alle emozioni della mattinata, e ci si congratula insieme davanti a una birra.
Sole, neve, canali e amicizia. C'è qualcosa di meglio?
Federico Ravassard
Appunti liberi di montagna, fotografia, vita.
sabato 27 aprile 2013
venerdì 5 aprile 2013
Tour du Gebroulaz - 1 Aprile 2013
Un gran giro nel ghiacciaio del Gebroulaz, partendo dagli impianti di Val Thorens. Quota massima raggiunta intorno ai 3500m, ma le soddisfazioni della giornata arrivano dalle discese. Poche volte ad Aprile mi era capitato di sciare tutto il giorno su un manto intonso di neve invernale, leggera e veloce. Una prima salita tecnica su un pendio ripido, il resto davvero spettacolare. Scendere in mezzo ai crepacci, con neve polverosa, cielo limpido e il Monte Bianco sullo sfondo non è una cosa che capita di frequente.
La prima discesa della giornata, ancora vicino agli impianti: è proprio polvere!
E' ora di mettere le pelli. Destinazione, il colle sotto l'Aiguille du Peclet, che ci immetterà poi verso l'infinita discesa del ghiacciaio del Gebroulaz.

La salita si fa ora più tecnica, il versante da salire ha svalangato lasciando scoperto uno strato di neve dura. Via gli sci, dentro i ramponi.


Si scende di nuovo! Davvero una discesa indimenticabile, polvere vergine che aspetta solo di essere tracciata da noi. Ma la sicurezza non è mai troppa, scende per primo Piero, la guida, e poi giù uno alla volta, stando bene attenti a eventuali crepacci. Io, avendo l'altra corda, chiudo il gruppo.
Davanti a noi, sulla destra, sua maestà il Bianco.

Arrivati al fondo, si ripella per poche centinaia di metri per raggiungere il versante che si affaccia sugli impianti delle Trois Vallées. Ancora un'ultima discesa in una neve perfetta, con i sensi in estasi, oggi ognuno ha avuto la sua parte. Il paradiso forse non esiste, ma oggi ci siamo andati molto vicino.

Tutte le foto sono state scattate con Canon 550d e obiettivo Canon 15-85 IS USM, per me la giusta combinazione tra qualità, versatilità e peso.
giovedì 21 marzo 2013
Fotografia - Il controluce nei ritratti.
Quante volte si sente dire che non bisogna mai scattare ritratti in controluce? Niente di più sbagliato: se il soggetto ha il viso rivolto in pieno sole difficilmente potrà avere un'espressione rilassata, inoltre se la luce arriva alle sue spalle i capelli, soprattutto se chiari, potranno beneficiare di una piacevole illuminazione in trasparenza. Il problema, però, è compensare le alte luci con le ombre. Bisogna quindi ricorrere a strumenti che ci permettano di gestire la luce solare a nostro piacere, oppure di creare nuove sorgenti luminose. In passato ho usato molte volte i flash in modalità off-camera, ma in pieno giorno i limiti sono molti: la loro potenza spesso non è sufficiente a compensare quella solare, inoltre un ridotto tempo di sincro (compreso tra 1/180 e 1/320) non permette di scattare con il diaframma a tutta apertura. Sono quindi passato all'uso del pannello riflettente, economico e facile da usare. Per questa foto il setup prevedeva la solita Canon 550d con il 50mm 1.8 (l'ho preferito al 70-200 f4 L perchè da un bokeh più piacevole e stacca meno lo sfondo), la modella in controluce e un pannello bianco da 110cm tenuto da un assistente alla mia sinistra all'altezza del torace, in modo che la luce riflessa rischiarasse dal basso verso l'alto il viso in ombra. Inoltre il pannello è stato utile anche per avere il riflesso bianco all'interno degli occhi: sembra un dettaglio da poco, ma dev'essere sempre presente, altrimenti la nostra modella avrà degli occhi "spenti".
Quando si scatta con una modella che non si conosceva prima, scordatevi di ottenere subito ciò che volevate: in genere, la prima mezz'ora serve solo per guadagnare un po' di confidenza e conoscersi meglio, capire quali sono pregi e difetti e trovare quindi il modo di evidenziare i primi e nascondere i secondi, ad esempio se il sorriso appare troppo artificioso chiedendole di fare altre espressioni.
La composizione dell'immagine dev'essere fatta, generalmente, seguendo la regola dei terzi ed evitando quindi un soggetto troppo centrale, che risulterebbe eccessivamente statico.
La foto ottenuta era caratterizzata dal poco contrasto, purtroppo il 50mm 1.8 non è proprio un'ottica di altissima qualità e inoltre il controluce spesso "ammazza" i colori. No problem, scattando in raw si riesce a recuperare molto.
In postproduzione , eseguita con Lightroom, ho poi deciso per una conversione in b/n, che dev'essere eseguita manualmente, regolando quindi la luminosità di ogni canale, e non impostando a 0 la saturazione dei colori. Ciò permette di avere un maggiore controllo sulla resa delle varie tonalità di grigio. Agendo sulle curve ho poi migliorato il contrasto, dando maggior rilievo ai toni medi e chiari. Ho poi recuperato parzialmente le alte luci, per non avere i capelli troppo "bruciati". Ho quindi convertito il file raw in tiff e l'ho aperto su Photoshop CS6, per alcuni lavori "di precisione": ho migliorato la luminosità e il contrasto a livello locale sul viso e successivamente solo sugli occhi. Quest'ultimo passaggio dev'essere eseguito con molta moderazione, ci vuole poco ad eccedere e avere una modella con degli occhi da alieno!
Ultimo passaggio, l'aggiunta di una lieve vignettatura e un po' di grana, per ricreare al computer i "difetti" spesso presenti nelle fotografie analogiche e creare un'atmosfera un po' vintage ;)
Ecco il risultato:
Se vi è piaciuto, potrete trovare altri scatti della stessa serie cliccando qui .
giovedì 14 marzo 2013
Montagnard SciAlp - Cronoscalata Notturna
Venerdì 8 marzo, Melezet.
Qualche giorno prima mi arriva una chiamata da Fede Acquarone, chiedendomi se avessi potuto dargli una mano con l'organizzazione di una cronoscalata in notturna. Perchè no? Nel pomeriggio di venerdì salgo a Bardo e mi fiondo alla partenza degli impianti di Melezet, dove è già presente lo staff Montagnard al completo. Nel giro di un paio d'ore si finiscono le iscrizioni e si allestisce la partenza, mentre qualcuno va a tracciare il percorso. E' la prima volta che vengo in contatto con lo scialpinismo agonistico. Minchia, questi sono pazzi. Tutine, scarponi che pesano mezzo chilo, scietti con attacchini inesistenti e pelli sciolinate caldo. Saluto qualche faccia conosciuta, Alberto che ha solo 17 anni ma va davvero forte, e Andrea, che si sta allenando per il Mezzalama. Appena cala il buio, Fede si appresta a dare il via.
Il percorso prevede la salita lungo le piste di Melezet e Les Arnauds, passaggio davanti al Chesal dove si farà poi cena tutti insieme e arrivo allo skilift Seba.
Vince Alberto, 17 anni, che si è divorato poco di 600m di dislivello in meno di mezz'ora, davanti a un grande Carlo Alberto "Cala" Cimenti. E io che se mi sento bene ne faccio 700 in un'ora...
lunedì 11 marzo 2013
martedì 5 marzo 2013
La lezione.
Jafferau, sabato mattina. Nei giorni precedenti ha nevicato circa 40cm e con due amici snowboarder decidiamo di fare un po' di freeride con gli impianti, vicino alle piste: oggi fa caldo e non è il momento giusto per andare a fare giri con le pelli, il bollettino valanghe parla chiaro. Dopo un paio di run, decidiamo di salire alla Testa del Ban e di lì scendere su un pendio ancora immacolato; nulla di estremo, ci si arriva in una ventina di minuti.
Siamo quasi in cima. Procediamo, per sicurezza, uno alla volta. Davanti c'è Filippo. Ad un certo punto, vedo una crepa aprirsi nella neve sotto di lui, a pochi metri da me e Dario. Il tempo sembra rallentare, io inizio a urlare agli altri di stare attenti; nel giro di un secondo migliaia di chili di neve umida e compatta si staccano e iniziano a scivolare verso il basso, sfiorandoci nel più totale silenzio. Uno pensa a una valanga e si immagina un fracasso infernale, invece no, è silenziosa e bastarda. Continua la sua discesa verso valle infilandosi nel canale che dà sulla Val Fredda e poco dopo scompare oltre le rocce, inabissandosi in una nuvola di neve che sale dal basso. Sono passati solo pochi secondi e noi ci guardiamo, con espressioni che comunicano un misto di incredulità, spavento e sollievo, e l'adrenalina a mille.
In meno di un minuto ho imparato tanto. Che bisogna sempre, sempre STARE ATTENTI, per farsi male non serve andare su un canale a 50°, ci vuole molto meno. Che l'ARVA BISOGNA AVERLO SEMPRE, assieme a pala e sonda, anche se si ha in programma una tranquilla giornata di freeride vicino agli impianti. E' un aggeggio che costa la metà di un paio di sci, pesa poco più di un telefonino ed è tra le poche cose che ci possono davvero salvare la vita, la vostra giacca con inserto Recco potete prenderla e buttarla nella spazzatura. Che non si deve DARE NULLA PER SCONTATO: la "nostra" valanga era del tipo originato da un accumulo di neve, ma....il versante su cui ha staccato era sopravvento, solo che si è formato in una specie di "catino" in cui il vento formava un vortice.
Probabilmente questo è stato l'episodio in cui mi sono, detto con un francesismo, cagato di più: essere sfiorato da tonnellate e più di neve gessosa mi ha fatto capire che, per carità, è bello sciare belle linee etc, ma ci sono dei limiti, oltre i quali non ci si deve esporre. Bisogna essere umili, e anche un po' cagasotto, per la montagna.
lunedì 18 febbraio 2013
Nove medie di Weiss.
Sabato pomeriggio, Clavière. Cotti e cucinati dal giro della mattina, in cui abbiamo fatto la sauna salendo un assolatissimo Ravin de la Casse e ci siamo rinfrescati con una discesa da urlo, entriamo in un bar per il "terzo tempo": la birra tra amici. Davanti a un numero infinito di pizze di tutti i tipi e boccali di Weissbier fresca e schiumosa, mi guardo intorno e penso. Di fianco a me c'è uno snowboarder che ha studiato fisica, all'altro capo del tavolo un manager con un curriculum scialpinistico di tutto rispetto, un altro invece che ogni weekend sfida la sua paura delle altezze e punta sempre i suoi sci verso la cima. C'è quello con sci e attacchi che forse avranno la mia età, e quello invece con attrezzatura all'ultimo grido. Chi sale arrancando con le ciaspole e la tavola sulle spalle, e chi magari va tranquillo, trovando pure il tempo di fare qualche foto.
Tutti diversi uno dall'altro, ma tutti legati dalla stessa passione, pura e semplice, per la montagna e lo scialpinismo. E, soprattutto, uniti dall'amicizia, dalla voglia comune di voler esplorare nuove cime, ma anche condividere le stesse emozioni e ridere insieme davanti a una Weiss. Che poi, forse, uno a fare scialpinismo ci va per quello, e di com'era la neve alla fine non gliene frega più di tanto.
Iscriviti a:
Post (Atom)
.jpg)
















